Ederlezi è il titolo di una canzone popolare tradizionale in lingua Romaní che indica la rinascita della natura e il ritorno della primavera.
La Bella Addormentata non è altro che la ‘fiaba del risveglio’; spesso nel mito come nella fiaba, anima e natura si confondono.
La natura che si risveglia alla primavera, il corpo della donna che raggiunge la maturità sessuale, l’anima che si risveglia ad una nuova consapevolezza.
La Bella Addormentata ha avuto diverse interpretazioni: i fratelli Grimm (Rosaspina), Charles Perrault (La Bella Addormentata nel Bosco), senza dimenticare quella presente ne “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile (Sole, Luna e Talia), in cui si parla della profanazione del corpo addormentato.
E’ prendendo spunto da queste letture, e dai loro connotati simbolici, che abbiamo deciso di paragonare lo stato della ‘Bella Addormentata’ a quello della donna, ancora vittima suo malgrado di episodi di violenza;  e di valutarne il percorso non nel triste epilogo del femminicidio, e dunque della violenza tout court, ma nel processo che precede l’epilogo finale.
Quando la donna decide che la sua anima e il suo corpo si devono addormentare? Quando decide di rimanere inerte agli stimoli esterni? E quale evento deve attendere perché lei si possa risvegliare alla consapevolezza del suo valore?
Studiando i vari casi legati al femminicidio, spesso è emerso che la vittima era a conoscenza del pericolo che si stava insinuando nella sua vita,  una vita fatta di violenza psicologica e fisica; ed è come se avesse deciso di addormentarsi lentamente piegandosi alla legge del più forte, rimanendo inerte in attesa di un cambiamento che nella maggior parte dei casi non è mai avvenuto. Volontariamente addormentare il suo essere,  diventando, suo malgrado, “complice” del carnefice.
Il ‘bacio del principe’ che provoca il risveglio, altro non è che l’arrivo della primavera nella favola dei Grimm e Perrault (secondo l’interpretazione di Jung); in Basile, sono i figli concepiti in seguito alla violenza, che succhiando il latte dal suo seno rimuovono la punta dell’arco con quale si è punta. Ma oggi giorno qual è l’evento del suo risveglio?
L’idea è quella di sviluppare lo spettacolo su due livelli: quello della fiaba e quello dell’indagine della violenza nel mondo femminile.
I primi dieci minuti di lavoro sono nati presso lo spazio “SPAM! Luogo Comune” (direzione artistica di Roberto Castello, Lucca) durante una masterclass residenziale a selezione per autori teatrali che prevedeva incontri con Alvin Curran, Antonio Rezza/ Flavia Mastrella ed Emanuel Gat.
Le influenze acustiche, nate dall’incontro con Alvin Curran, hanno per ora portato alla realizzazione di un background sonoro narrativo di circa 10 minuti, ed è la linea che intendiamo perseguire per i prossimi sviluppi dello spettacolo. Un ambiente sonoro nato unendo effetti registrati dell’ambiente che ci circonda, che ha una propria identità e narratività senza sovraccaricarsi di parole, e che svolge un ruolo determinante per la comprensione di ciò che avviene in scena.
Una necessità che nasce dall’idea di restituire un’identità musicale al teatro, dove il termine multimedia possa abbracciare in senso ampio l’operazione. La musica è “attrice” dello spettacolo stesso e non semplice sovrastruttura.L’immaginario visivo e l’utilizzo delle nuove tecnologie, che è alla base della nostra indagine artistica e narrativa, sarà un altro elemento fondante del lavoro. Immagini originali ed animate in relazione al corpo in scena, è il metodo di lavoro che verrà utilizzato.
Parlare di femminicidio è un compito difficile, la sfida è quella di aprire una profonda riflessione senza cadere in dinamiche drammatiche. Mantenere una leggerezza comunicativa dove il significante dello spettacolo sia surreale e impattante, affiancando così una forma ironica al contenuto.

  • di: Ines Cattabriga
  • performer: Francesca De Pasquale
  • un grazie a Matteo Marziano Graziano