Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
è che gli uomini di bene non facciano nulla.
Edmund Burke

Lettere su legno è uno spettacolo scarno che delega alla corrispondenza epistolare e alla storia la responsabilità di creare una coscienza. Quando si parla di Shoah tutto si trasforma in retorica, perché è talmente palese l’orrore che è stato compiuto che il nostro compito è quello di essere un semplice strumento attraverso il quale tramandare la memoria.
In questo spettacolo la microstoria di due giovani amanti, una storia comune e banale, viene guidata dalla macrostoria del loro paese.
La vita di Guido e Sara nella Firenze di fine anni ’30 che si protrae fino al dopo guerra, è la cronaca di due persone, ebree, che attraverso un racconto epistolare s’incamminano verso il secondo conflitto mondiale e tutto ciò che ne consegue.
Per fare questo è stato scelto l’utilizzo dei media in scena.
Ispirandoci a format televisivi, come La storia siamo noi di Giovanni Minoli, abbiamo improntato lo spettacolo come una docu-fiction.
Grazie all’ausilio delle nuove tecnologie il linguaggio sviluppato è diretto e si rivolge ad ogni tipologia di pubblico.
Fin dall’inizio, il nostro obiettivo è stato il pubblico più giovane, che mai come ora ha necessità di sapere e di conoscere.
Un linguaggio affascinante che unisce: il disegno, i video originali di archivi cinematografici e il gioco delle ombre.
In scena due leggii, non come supporto, ma come apporto alla scena. I leggii mostrano i momenti intimi dei protagonisti, perché intima è da sempre la scrittura di una lettera.
Non c’è crudeltà né visiva né emotiva, c’è solo un percorso che obbliga alla riflessione.
Officine T.O.K. crede che Lettere su legno possa arrivare ai cuori, dentro alle persone senza artificio, ma solo con la forza della verità.
Non c’è distruzione, ma una voglia di far rivivere il buio di quella parte di storia in modo da rafforzare la coscienza.
La drammaturgia è supportata da una minuziosa ricerca storica, che comprende: lo studio del tipo di scrittura delle lettere, la musica del periodo fino alla scelta dei contributi video.
I video che supportano lo spettacolo sono stati selezionati dopo un’attenta visione di tutti i materiali presenti. Abbiamo omesso volutamente le scene più violente, volgendo la nostra attenzione a primi piani e a scene di massa. I primi piani, guardando verso la platea, è come se domandassero spiegazioni, obbligando così lo spettatore a porsi delle domande, mentre le scene di massa ci restituiscono la complessità dell’olocausto.
Le lettere che dal foglio bianco passeranno al legno delle baracche nei campi di concentramento, sono le lettere su legno da cui nasce il titolo.
La voce narrante scandisce il tempo che inesorabilmente tutto travolge mentre gli attori in scena questo tempo lo subiscono con le loro emozioni e il loro corpo. Il tutto, condensato in un’ora circa di visione, vuole far emergere un messaggio: il prezzo pagato è troppo alto per permetterci di dimenticare.

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  • testo: Elisabetta Dini
  • regia, interventi video: Ines Cattabriga
  • con: Elisabetta Dini, Matteo Taranto
  • voce narrante: Riccardo Monopoli